Freddolosità a mani e piedi: come trattarla con il tuina?

La freddolosità a mani e piedi è un problema molto comune, soprattutto nel mondo femminile o nelle persone anziane. In un articolo precedente abbiamo esaminato i principali quadri alla base di questo disturbo. L’articolo di oggi invece è dedicato alle strategie di tuina più utili nelle due diverse situazioni.

 

Freddolosità a mani e piedi: deficit del qi / dello yang

Questo quadro è caratterizzato da segni di deficit ben marcati, che riguardano in generale il qi dell’organismo o più specificamente quello della milza (SP, che governa i quattro arti) o del rene (KI, alla base di tutto lo yang dell’organismo):

  • freddolosità generale
  • stanchezza che peggiora con l’attività fisica o alla sera
  • facilità ad ammalarsi
  • pallore
  • difficoltà di digestione, digestione lenta (SP)
  • gonfiore e sonnolenza dopo i pasti (SP)
  • feci molli e senza odore (SP)
  • dolore con senso di debolezza alla zona lombare o alle ginocchia (KI)
  • difficoltà a trattenere l’urina, soprattutto la notte (KI)
  • polso wuli (senza forza), eventualmente chen (profondo)
  • lingua pallida, eventualmente gonfia e/o improntata ai bordi

Se il deficit del qi si è aggravato in deficit dello yang, compariranno i caratteristici segni:

  • freddolosità importante
  • diarrea cronica, senza odore
  • urine notturne
  • urine chiare, abbondanti e frequenti
  • dolore con debolezza e freddo a zona lombare / ginocchia
  • edemi alle caviglie / ginocchia
  • polso wuli (senza forza), chen (profondo)
  • lingua pallida, improntata, bagnata

In questo caso, quindi, c’è freddolosità a mani e piedi perché il qi (lo yang) in deficit non arriva a riscaldare le estremità: la priorità dell’operatore/trice dovrà essere quella di sostenere il qi (lo yang).

Il lavoro sarà quindi impostato in tonificazione e i punti scelti saranno relativi in particolare agli organi milza e rene.

moxibustione

Trattamento

Il senso del trattamento sarà disto-prossimale (dalla periferia verso il centro), per concentrare lavoro e intenzione (yi) sugli organi responsabili della produzione del qi. Per permetterne la distribuzione, è consigliabile iniziare con un lavoro di leggera dispersione sulla muscolatura, in particolare nelle aree più tese, per rimuovere eventuali ostacoli alla circolazione.

Dopo il lavoro preliminare sulla muscolatura, si aprono due possibili strade:

  • se il deficit riguarda soprattutto la milza, può essere più utile trattare prima la parte posteriore e poi l’anteriore, per terminare sull’addome (ad esempio su CV6)
  • se il deficit riguarda soprattutto il rene, può essere più utile trattare prima la parte anteriore e poi la posteriore, per terminare sulla zona lombare (ad esempio su GV4)

Le manovre utilizzate saranno quelle utili a lavorare sui canali in modo delicato (ad esempio tuifa, spinta lineare), a trattare i punti in tonificazione (anroufa, pressione e rotazione o anfa, pressione graduale) e a tonificare zone (zhenfa, vibrazione profonda, mofa, frizione superficiale, hetuifa, spinta convergente).

 

Punti e tecniche complementari

In questo caso di freddolosità a mani e piedi da deficit del qi o yang, i punti andranno scelti nello specifico in base al quadro (prevalenza del deficit del qi di milza o di rene, presenza di deficit dello yang). Qui di seguito ecco un elenco dei più importanti:

  • ST36, CV6 tonificano il qi del Cielo posteriore
  • BL20, SP3 sostengono il qi e lo yang di milza
  • BL23, KI3 sostengono lo yang di rene
  • CV4 sostiene yuanqi e l’aspetto yang
  • GV4 sostiene lo yang (anche della parte bassa del corpo)
  • GV14 sostiene lo yang, soprattutto della parte alta del corpo

La tecnica complementare indispensabile in questo caso è la moxa, da utilizzare in tonificazione con sigaro o scatola (ad esempio su zona lombare o addome, a seconda di qual è il proprio bersaglio) o coni (anche su zenzero se è presente deficit dello yang).

In un caso come questo è ovviamente importantissimo dare consigli mirati di alimentazione in medicina cinese (es. evitare cibi con natura termica fredda o umidi) e relativi ad attività fisica e stile di vita.

 

Freddolosità a mani e piedi: stasi del qi

Questo quadro è caratterizzato da segni ben riconoscibili di stasi del qi, che riguarderanno prevalentemente il fegato (responsabile della libera circolazione del qi in tutto l’organismo):

  • freddolosità che peggiora con l’immobilità (ad esempio la notte) e migliora immediatamente con l’attività fisica
  • stanchezza al risveglio (dopo l’immobilità notturna), che migliora con attivazione o attività fisica
  • difficoltà di digestione sotto stress / quando ci si arrabbia
  • stitichezza con gonfiore e “aria nella pancia”, ma feci non particolarmente asciutte
  • irritabilità, nervosismo
  • senso di pesantezza / dolore / pienezza agli ipocondri
  • senso di oppressione al torace, “nocciolo di prugna in gola”
  • sindrome premestruale con irritabilità, gonfiore, stitichezza, gambe gonfie o pesanti, dolore addominale, tensione al seno
  • dolore mestruale con gonfiore addominale, flusso preceduto o seguito da spotting e/o di colore scuro e/o con coaguli piccoli e scuri e/o che si ferma e riparte
  • tensione muscolare diffusa, presente soprattutto nella zona dei trapezi
  • necessità di “scaricare” con l’attività fisica
  • polso xian (a corda di violino)
  • lingua normale o scura / opaca o gonfia ai bordi

In questo caso, quindi, c’è freddolosità a mani e piedi perché il qi in stasi è bloccato al centro e non arriva a riscaldare le estremità: la priorità dell’operatore/trice dovrà essere quella di muovere la stasi del qi e sostenerne la diffusione.

Il lavoro sarà quindi impostato in dispersione e i punti scelti saranno relativi in particolare a fegato e vescica biliare.

coppettazione

Trattamento

Il senso del trattamento sarà prossimo-distale (dal centro verso la periferia) per muovere il qi verso le zone che non raggiunge a causa della stasi. Sarà quindi indispensabile iniziare con un lavoro dinamico in dispersione sulla muscolatura, in particolare nelle aree più tese.

  • Se la tensione è prevalentemente a livello dei trapezi, è conveniente iniziare con il/la ricevente in posizione seduta, in modo da avere migliore accesso a quest’area.
  • Se la tensione è prevalentemente nella zona dorsale o lombare o nelle gambe, è conveniente iniziare con il/la ricevente in posizione prona.

Le manovre utilizzate saranno quelle utili a muovere dinamicamente il qi a livello dei meridiani tendino-muscolari (gunfa, rotolamento, nafa, presa, percussioni come chuifa, con pugni vuoti, paifa, con mani a coppa, pifa, con mani di taglio), a muovere il qi nei canali (tuifa, spinta lineare, lifa, presa-scorrimento prossimo distale, yizhichanfa, meditazione su un dito eseguita con il dito a 45° o in modalità yizhichantuifa), a trattare i punti in dispersione (anroufa, pressione e rotazione, anfa, pressione graduale, yizhichanfa, meditazione su un dito).

La palpazione dei canali di fegato e vescica biliare e il lavoro sulle ostruzioni rilevate con anroufa, tuifa, roufa è particolarmente importante per favorire la libera circolazione del qi.

Anche il trattamento sulla zona delle coste laterali e degli ipocondri in questo caso non può essere trascurato.

 

Punti e tecniche complementari

In questo caso di freddolosità a mani e piedi da stasi del qi, i punti scelti saranno soprattutto sui meridiani di fegato e vescica biliare. A seconda delle altre manifestazioni, è ovviamente possibile aggiungere / togliere punti per mirare il trattamento in modo preciso rispetto alla situazione della persona. Qui di seguito ecco un elenco dei più importanti:

  • BL19, BL19 muovono il qi di fegato e vescica biliare
  • LR3 muove il qi del fegato + LI4 = “i 4 cancelli”, favoriscono la distribuzione del qi a livello sistemico
  • GB34 punto hui dei tendini, muove il qi del fegato soprattutto rispetto ai meridiani tendino-muscolari
  • LR14 punto mu del fegato, promuove la circolazione del qi del fegato

La tecnica complementare indispensabile in questo caso è la coppettazione, da utilizzare in modo prevalentemente dinamico, quindi alternata e/o strisciata (ad esempio da BL18 verso le coste laterali e gli ipocondri). È possibile utilizzare la coppettazione fissa su BL18 e BL19 per avere l’opportunità di lavorare nello stesso momento sul meridiano di vescica biliare sulla gamba.

È possibile utilizzare il gua sha al posto della coppettazione, ma l’effetto dinamizzante è minore.

In un caso come questo è molto importante dare consigli mirati di alimentazione in medicina cinese (es. aumentare le verdure verdi a foglia larga, ridurre al minimo il sapore acido) e relativi ad attività fisica e stile di vita.

Francesca Cassini
operatrice e insegnante di tuina
consulente in medicina cinese per il benessere femminile
interprete e traduttrice specializzata in medicina cinese
divulgatrice professionista per la medicina cinese

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