Come localizzare i punti sui meridiani

Quando si passa dalla teoria alla pratica, localizzare i punti sul corpo invece che sulle mappe può sembrare complicato…

I meridiani, linee di scorrimento preferenziale di qi (“energia”) e sangue sono una vera e propria rete energetica e funzionale che permea l’intero corpo umano su più livelli di profondità, irradiandosi in tutte le direzioni. Quelli dotati di punti propri (gli agopunti, trattabili con Tuina e agopuntura), però, sono solo un numero limitato: si tratta infatti dei 12 meridiani principali (legati al sistema degli organi e visceri, gli zangfu) e di due meridiani straordinari (renmai o vaso concezione e dumai o vaso governatore). Quindi quanti sono i punti di agopuntura? La tradizione classica dice 365, come i giorni dell’anno, ma in realtà il numero varia a seconda delle diverse scuole: oltre ai punti dei meridiani, infatti, esistono anche punti “extra”, che sono collocati al di fuori del decorso dei canali e che fanno gruppo a sé.

 

Localizzare i punti: la distribuzione

Se si dà un’occhiata a una mappa dei meridiani di qualsiasi epoca, la prima cosa che si nota è che i punti non sono distribuiti omogeneamente: ogni meridiano segue un percorso a sé stante e, quindi, anche la collocazione dei punti è diversa all’interno dei singoli canali. Per fortuna, ci sono alcune eccezioni: in zone specifiche, in corrispondenza delle grandi articolazioni o di punti “focali” (ad esempio, l’ombelico, che ospita anche un agopunto), c’è una maggiore presenza di punti distribuiti sulla stessa orizzontale. Sulla faccia palmare del polso, proprio lungo l’articolazione, ci sono ad esempio i punti LU9 (meridiano di polmone), PC7 (pericardio), HT7 (cuore), mentre alla caviglia troviamo KI3 (rene) e BL60 (vescica) disposti simmetricamente in corrispondenza dell’apice del malleolo e SP4 (milza) – GB40 (vescica biliare), KI6 (rene) – BL62 (vescica) alla base della stessa articolazione, simmetrici ma in posizioni diverse. Se parliamo dell’ombelico poi, abbiamo una vera e propria “costellazione” di punti distribuiti lungo una stessa linea: CV8 (renmai) sull’ombelico e KI16 (rene), ST25 (stomaco), SP15 (milza) spostandosi lateralmente verso l’esterno.

Un primo criterio per orientarsi, quindi, è proprio questo: osservare la distribuzione dei punti nel loro complesso e localizzare le zone in cui è possibile trovarli sulla stessa orizzontale o in posizioni simmetriche rispetto alle articolazioni o ad altri punti di repere anatomici.

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Localizzare i punti: le “distanze”

La chiave per localizzare veramente i punti, però, è l’utilizzo di una speciale unità di misura: lo cun (寸), che letteralmente vuol dire “pollice”, ma che in italiano è normalmente tradotto come “distanza”. Perché è un’unità di misura speciale?

  • perché si tratta di un parametro individuale, basato sulle proporzioni del singolo individuo e non su uno standard universale: quello che sul mio corpo è un “pollice” non ha lo stesso valore sul corpo di un’altra persona. Tradizionalmente viene fatto corrispondere alla larghezza del pollice a livello dell’articolazione interfalangea: se osservate le dita delle mani di persone diverse capirete perché si tratta di una misura strettamente individuale!
  • perché definisce chiaramente la posizione dei punti all’interno delle strutture corporee individuali: per ogni zona significativa (ossia utile per localizzare i punti) è definita nei testi classici una lunghezza espressa in cun: ad esempio, la distanza dalla piega del gomito alla piega del polso sul lato palmare è di 12 cun, la lunghezza della clavicola è di 8 cun e così via.
  • perché è un parametro proporzionale, che assume valori diversi anche in diverse zone del corpo di una stessa persona. I nostri corpi, infatti, non hanno tutti proporzioni identiche: c’è chi ha il busto lungo e le gambe “corte”, chi ha le braccia particolarmente allungate, chi ha un collo più tozzo… quindi va da sé che il valore di uno cun misurato in una zona non è per forza valido anche nelle altre zone del corpo. Ecco un esempio facile per verificare: provate a misurare la lunghezza del vostro avambraccio (da piega del gomito a piega del polso) con la larghezza del vostro pollice all’articolazione fra le falangi: dovrebbe essere di 12 cun, ma nel mio caso ad esempio sono quasi 13. Ripetete la stessa operazione sulla distanza fra il centro dell’ombelico e il bordo superiore della sinfisi pubica (osso pubico): gli cun lungo questa linea sono 5, ma misurando con i miei pollici io arrivo addirittura a 10!

E quindi… come si fa a localizzare un punto che si trova a 3 cun dalla linea del polso se non posso usare i miei pollici (perché l’unità di misura è individuale) e se anche utilizzare quelli della persona mi espone a rischio di errori anche grossolani? È semplice: per localizzare i punti è sufficiente sfruttare la conoscenza delle distanze che ci indicano i classici e dividerle proporzionalmente utilizzando le nostre mani sul corpo della persona che stiamo trattando (o sulla quale ci stiamo esercitando). Per fare un esempio semplice: se devo trovare PC5, situato a 3 cun dalla linea del polso e so che la distanza fra linea del polso e linea del gomito è di 12 cun, basterà che io prenda a riferimento la linea del meridiano di pericardio fra gomito e polso, la divida per 2 (arrivando quindi a 6 cun) e quindi divida nuovamente per due la distanza fra il punto trovato a metà percorso e la linea del polso: in due passaggi semplici sarò arrivata a 3 cun dal polso in modo “matematico”.

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Localizzare i punti: il deqi

Una volta localizzato il punto con questa tecnica, è importante non tralasciare una parte di lavoro più “sottile” ma fondamentale: la palpazione del punto e dell’area immediatamente circostante (pochi millimetri quadrati) ascoltando le proprie sensazioni tattili e invitando il ricevente a fare altrettanto con le proprie e a riferirle. Questo è importante per due motivi: innanzi tutto, la superficie su cui si trovano i punti è spesso caratterizzata da piccole differenze anatomiche, rilevabili attraverso una palpazione delicata e molto attenta. Il termine cinese xue (穴), tradotto con “punto” significa letteralmente “grotta, cavità”, proprio a indicare come molti punti siano in corrispondenza di leggeri avvallamenti o fessure. Palpando con il polpastrello dell’indice in maniera molto leggera (se si preme durante la palpazione si perde la sensazione) è possibile avvertire queste caratteristiche e utilizzarle successivamente per localizzare in modo più sicuro e preciso gli agopunti.

La verifica finale, però, avviene grazie alle sensazioni del ricevente: perché un punto sia “attivo” e, quindi, utilizzabile con dei risultati è necessario che chi riceve il trattamento avverta il cosiddetto deqi (得气), la sensazione di “arrivo del qi” che è caratterizzata da percezioni diverse a seconda del punto, della persona, della situazione energetica: può essere un leggero dolorino, un formicolio, un calore, una sensazione pungente, un senso di attivazione, un irraggiamento verso altre zone del corpo o anche solo la sensazione che quel punto sia “diverso” dalle aree circostanti. Come si ottiene il deqi? Premendo delicatamente con la punta del pollice (manovre di tuina: anfa o anroufa) il punto prescelto, aumentando gradualmente la pressione fino alla percezione della sensazione.

Il deqi ci dice che siamo sul punto giusto ed è la premessa per l’efficacia del lavoro che faremo sull’agopunto con la nostra tecnica di lavoro (Tuina, agopuntura…): è proprio la sensazione di “arrivo del qi” che permette infatti l’attivazione del punto e l’accesso alle sue funzioni.

 

Localizzare i punti: non farsi spaventare!

In conclusione, quindi, localizzare i punti non è difficile come sembra, basta seguire questi passaggi:

  • studiare bene il decorso dei meridiani: da dove iniziano, dove finiscono, in mezzo / accanto a quali tendini, ossa, articolazioni decorrono, imparando a localizzarli “a vista” sulle persone
  • studiare bene la localizzazione teorica dei punti: distanze in cun rispetto ai reperi anatomici, collocazione rispetto ai punti circostanti
  • imparare a dividere rapidamente e con precisione a metà o in tre parti distanze lineari con le mani: esercitarsi su superfici piane (es. la scrivania) può essere utile per prendere dimestichezza
  • affinare la propria sensibilità alla palpazione: esercitarsi a sfiorare superfici del proprio corpo (dove sappiamo che ci sono punti) in modo leggero e con gli occhi chiusi, per dare più risalto al senso del tatto
  • imparare a ottenere il deqi: provare prima di tutto sui punti del proprio corpo, per capire le diverse sensazioni percepibili e in quale modo è più opportuno stimolarli

 

Francesca Cassini
Operatrice e insegnante di Tuina

 

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Atlante di agopuntura,
Carl H. Hempen, Hoepli editore

Abbiamo fatto una recensione a questo manuale. Puoi leggerla qui:

Un Atlante di agopuntura per tutti

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