La coppettazione: un’alleata per il dolore muscolare (…e molto altro!)

La coppettazione è una tecnica complementare (ossia da aggiungere a trattamenti Tuina e di agopuntura) usata da secoli in medicina cinese. Il principio è semplice: si usano contenitori vuoti (tradizionalmente bicchieri di bambù, modernamente ampolle di vetro) in cui viene introdotta una fiamma per bruciare l’ossigeno, creando una pressione negativa: applicando velocemente la coppetta sul corpo, questa agirà come una ventosa, scollando i tessuti sottostanti. Una reazione normale, soprattutto quando la coppettazione è utilizzata su zone tese a livello muscolare, è la comparsa sulla cute di un’ecchimosi, causata dallo stravaso di cellule del sangue dalle pareti dei capillari (che non vengono però lesionate).
Dal punto di vista meccanico, lo “scollamento” consente di lavorare su eventuali aderenze e di aumentare temporaneamente la circolazione nella zona di applicazione. Il riassorbimento delle cellule ematiche innesca dei processi biochimici che producono sostanze anti infiammatorie.
Qual è invece il punto di vista della medicina cinese?

La coppettazione: una tecnica per muovere qi e sangue

Come abbiamo visto in un articolo recente (“Che cos’è il dolore? Ecco come lo spiega la medicina cinese”), il dolore è causato da una difficoltà di circolazione del qi (“energia”) e/o del sangue all’interno di aree del nostro corpo (muscoli, meridiani, organi interni, arti…). La risposta più adatta al dolore, quindi, è l’utilizzo di una tecnica che sia in grado di muovere fortemente qi e sangue e di ripristinarne la corretta circolazione.
La coppettazione fa proprio questo: lo “scollamento” crea nuovo spazio per la circolazione di qi e sangue, che in questo modo possono superare i blocchi e riprendere a scorrere normalmente. Se il problema è molto recente, può essere sufficiente anche un solo trattamento per ripristinare una fisiologica situazione di normalità e, quindi, portare alla scomparsa del dolore. Chiaramente, questo è possibile solo se non sussistono lesioni materiali (ad esempio, fratture, lussazioni, spine ossee, lesioni di tendini, muscoli o legamenti…): la coppettazione ha un effetto notevole, ma non possiede il “potere magico” di riparare o modificare i tessuti e, soprattutto, non va applicata su lesioni come quelle indicate sopra.

Fattori climatici patogeni: come espellerli con la coppettazione

Oltre al blocco “semplice” di qi e sangue (che può essere causato da una postura sbagliata, da tensioni muscolari, da traumi recenti o passati…), un problema nella loro circolazione può essere causato anche da fattori climatici o ambientali che hanno superato la barriera della pelle e sono penetrati all’interno del corpo: i responsabili principali sono vento, freddo e umidità.
Se la penetrazione è stata intensa, è avvenuta in un momento in cui il nostro livello di energia è basso (e quindi il qi non riesce a espellere il patogeno penetrato) o il trattamento ricevuto ha solo “spento” il sintomo senza andare alla radice del problema, vento, freddo e umidità possono restare all’interno del corpo e portare alla cronicizzazione del dolore, che ricompare ogni volta che si viene in contatto con lo stesso fattore climatico. È il caso ad esempio dei dolori che “saltano fuori” quando il tempo diventa umido, quando cambia bruscamente o se si prende un po’ di freddo. La soluzione è solo una: aiutare il nostro organismo a espellere il fattore patogeno senza che ne restino residui.
Se per il freddo la tecnica più indicata è la moxibustione (o moxa), per vento e umidità è particolarmente indicata la coppettazione: grazie alla suzione praticata sulla superficie del corpo, i fattori penetrati all’interno vengono richiamati in superficie, dove il qi (sbloccato dall’azione dinamica di scollamento) sarà finalmente in grado di espellerli.

E se il problema è “interno”?

A volte la difficoltà di circolazione del qi (“energia”) non è relativa ai muscoli o a una zona specifica del corpo, ma riguarda piuttosto l’aspetto funzionale del nostro organismo: in questo caso, si parla di una stasi del qi sistemica, legata di solito a una disarmonia dell’organo fegato. Il fegato, infatti, ha come compito principale quello di assicurare il libero fluire del qi e del sangue in tutto il corpo: è una sorta di “pompa di lubrificazione” energetica, che si assicura che nulla si blocchi. Alcuni fattori, però, possono mandare il fegato in disequilibrio, impedendogli di far circolare il qi come dovrebbe (“stasi del qi del fegato”): fra i motivi principali ci sono stress, nervosismo, rabbia o altre emozioni represse.
Quando la stasi del qi è sistemica, i disturbi sperimentati possono riguardare comparti diversissimi: il minimo comune denominatore è la difficoltà di movimento e/o trasformazione. Se il qi non circola bene, quindi, si potranno avere stitichezza (non “spinge” le feci), gonfiore addominale, difficoltà digestive (la stasi del qi blocca i movimenti dello stomaco), stanchezza che migliora con il movimento (che aiuta a farlo circolare), difficoltà a “mettersi in moto al mattino” (la staticità del riposo notturno peggiora la situazione), dolore mestruale (difficoltà di circolazione al basso addome), sindrome premestruale (la difficoltà si estende anche su altri piani), gonfiore e/o ritenzione alle gambe (il qi non circola bene in basso), tono dell’umore basso o sbalzi di umore (se il qi non circola bene, anche le emozioni sono alterate)…
Anche in questo caso, le coppette vengono in aiuto: grazie alla loro azione molto dinamica, possono essere usate sia sui distretti più colpiti (ad esempio le gambe) che su specifici punti di agopuntura sul dorso che hanno azione di migliorare la circolazione del qi.

Coppettazione: come si fa?

coppettazioneLa tecnica della coppettazione richiede una buona dose di manualità e deve quindi essere utilizzata da un operatore di medicina cinese: l’utilizzo del fuoco e i movimenti rapidi richiesti per applicare le coppette con il giusto “effetto ventosa” possono solo essere appresi grazie a lezioni ed esercitazioni.
Le tecniche di applicazione sono sostanzialmente tre:

– coppettazione fissa: la coppetta viene applicata sulla pelle e lasciata agire per alcuni minuti. Viene utilizzata per stimolare i punti di agopuntura o per portare alla superficie i fattori patogeni (soprattutto freddo e umidità) penetrati in profondità

– coppettazione alternata: la coppetta viene applicata, poi staccata velocemente, poi riapplicata, poi ristaccata e così via. Viene utilizzata per dare un effetto più dinamico (ad esempio, in zone dove il qi circola male a causa di contratture) se applicata con relativa forza o per richiamare qi e sangue in zone dove sono in quantità insufficiente, se esercitata in maniera delicata e per un tempo breve (anche su punti di agopuntura)

– coppettazione strisciata: la coppetta viene applicata e poi mossa sulla superficie del corpo, in modo da esercitare lo “scollamento” su una superficie più ampia e in maniera molto più dinamica (in questo caso, è indispensabile che la pelle sia lubrificata con olio). Viene utilizzata soprattutto per muovere il qi con grande intensità, ad esempio su larghe zone di muscolatura contratta.

Articolo di Francesca Cassini
Operatrice e insegnante di Tuina

 

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